Citazioni da René Desmaison, “342 ore sulle Grandes Jorasses”

“Ci muoviamo in silenzio: dopotutto, siamo entrambi animati de un’identica passione e perseguiamo lo stesso fine. E allora, perché parlare? Qualsiasi cosa dicessimo, sarebbe superflua per capirci ed apprezzare la presenza che, reciprocamente, ci stiamo offrendo. I gesti che stiamo facendo, come accendere il fornello, riempire di neve un recipiente, preparare il pranzo della sera in quel rifugio ad alta quota, hanno per noi un significato del tutto diverso dal semplice fatto di nutrirci. Sarebbe come se in quel momento avesse inizio un rito, comprendente la prefigurazione dei bivacchi difficili che ci aspettano, del duro e drammatico combattimento che dovremo sostenere nei prossimi giorni”.

“Soltanto chi pratica l’alpinismo d’alta quota può capirne la grandezza ed il rigore e Serge era perfettamente in grado di capirlo: non pensava affatto all’alpinismo come ad uno sport, ma come a un ideale la cui posta era la vita”.

“E se le cose non stessero così, se le forze della montagna non fossero sproporzionate, infinitamente superiori a quelle dell’uomo, in che cosa consisterebbero le motivazioni profonde del grande alpinismo? Quella voglia, quel bisogno di superare se stesso senza i quali l’uomo non avrebbe attraversato gli oceani, conquistato i poli della terra, scoperto nuovi territori in un’epoca in cui le porte dell’ignoto potevano essere aperte solo dal suo coraggio e dalla sua intelligenza, nascono appunto da questa debolezza, da questa vulnerabilità”.

“Mi sanguina il cuore mentre parlo così, ma non è certo il momento di piangere. Bisogna essere forti, più forti che mai: la morte non guarda in faccia a nessuno, è inesorabile, senza pietà. Bisogna affrontarla di petto, respingerla con tutte le proprie forze, in modo che sappia, che capisca che noi non ci arrendiamo. Che per noi non tutto è ancora perduto. (…) Non ho paura. Non vedo neppure più il lato tragico della situazione in cui ci troviamo. Mi sto battendo. Ci stiamo battendo. E quelli che sperano riescono a battersi meglio degli altri”.

“Mi riecheggerà ancora a lungo nelle orecchie, fra l’ululato del vento nella tormenta, la tragica voce del mio compagno. Dovrò ricominciare tutto da capo, metro per metro, per poter mettere piede lassù, sulla cornice sommitale, dove le nubi e le tempeste si stracciano come l’oceano sugli scogli. Forse, allora, ritroverò la pace e riprenderò a vivere normalmente. Fino a quel momento, però, sarò come un viaggiatore in transito”.

“Qualche tempo dopo, quando andrò da Alain Frébault per dirgli tutta la mia gratitudine, mi sentirò rispondere: “Quel che ho fatto io, lo avrebbe potuto fare chiunque”. Non esito a crederlo, ma lui l’ha fatto. La differenza sta solo in questo piccolo particolare, che è enorme”.

René Desmaison, 342 ore sulle Grandes Jorasses

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Giancarla Agostini

Dottore Commercialista per hobby, di mestiere vagabonda in bici o con le scarpe da tutto, asfalto, sentiero, quel che capita. Amo la fatica e la montagna, vado piano ma vado lontano. E poi torno sempre... Perché devo scrivere!